venerdì 29 aprile 2016

Curiosità su "Massimo Volume"



Riprendo un piccolo post che avevo messo su facebook qualche settimana fa. Mi diverte molto che coloro che stanno leggendo “Massimo Volume” mi chiedano se nel libro c'è qualcosa di autobiografico. L'impianto della storia è inventato di sana pianta, come pure i personaggi principali (tranne uno) e le loro vicende. Ho solo preso qualche caratteristica riscontrata nelle persone conosciute negli anni e le ho usate per i protagonisti del libro.
Ho inserito come omaggio alla loro vita alcuni personaggi del passato di Spresiano, tipo Calimero o il vecchio Berto, padre di Mario Zabotto (che i quarantenni e oltre forse si ricordano. Bisognerà scrivere un libro prima o poi sui personaggi di Spresiano), un mezzo matto che girava per il paese. Gli episodi su di loro che racconto sono successi veramente. Sono persone di cui ho un ricordo vivido e, siccome erano veramente persone uniche, al tempo mi era sembrato doveroso dedicargli qualche pagina.
Ho anche messo dentro un fatto di cronaca di quando avevo dieci anni e che aveva segnato profondamente i nostri paesi. Si tratta dell'incidente del 1984 a Varago, in cui morirono sette studenti nello scontro tra un tir e una corriera. Una di questi era la figlia di amici di famiglia. Un grande dolore. Mai dimenticato.
Non poteva mancare qualche "monata" successa durante gli anni delle superiori. Periodo di grande studio ma anche grande spensieratezza. Non sono mancati episodi che potrebbero ispirare chissà quanti racconti.
"Bella e lunga come il sole!" era la frase che ci gridavamo tra compagni di classe durante le innumerevoli partite di calcetto giocate. Eravamo instancabili.

VI ricordo che al link seguente potete scaricare il primo capitolo del libro.
https://www.dropbox.com/s/lfy734wy7p3wfbj/Massimo%20Volume%20Primo%20Capitolo.pdf?dl=0

In verità nel libro non c'è solo “Massimo Volume”, ma anche un racconto precedente che si intitola “Cattivo”, di cui ho utilizzato delle parti e che nella finzione della storia ho indicato come scritto da Tom, protagonista di “Massimo Volume”.

La presentazione di “Massimo Volume” si terrà sabato 14 maggio alle ore 16,30 presso l'area picnic del parco grave a Spresiano, all'incrocio tra via Tagliamento e via Barcador.
Un momento di pura e semplice convivialità per raccontarvi la genesi di questo romanzetto e ringraziare dell'attenzione riservatagli.
Se avete bambini, non manca di sicuro lo spazio perché possano divertirsi.
In caso di pioggia verrà rinviata a data da destinarsi.

Il libro è disponibile:
1) presso le tre edicole di Spresiano (Puntoacapo di fianco alla scuola elementare, quella al Plavis e quella a fianco del municipio);
2) alla Libreria Lovat di Villorba;
3) all'Altromercato Store in via Pratello (di fronte al supermercato Lidl della Strada Ovest);
4) alla fiera Quattro Passi nel Parco di Sant'Artemio nei week end del 21-22 maggio e 28-29 maggio;
5) scrivendo a frassetto.edoardo@gmail.com (ultima spiaggia e ci mettiamo d'accordo per la consegna).

Ps: dimenticavo. Il titolo è un chiaro omaggio alla band “Massimo Volume” e soprattutto alla loro canzone “Il Primo Dio”, che potete ascoltare su spotify nella playlist “Massimo Volume – Romanzo Ritrovato Di Un Ventenne”.

mercoledì 6 agosto 2014

Il cicloturismo è una possibilità o no?

Dalla newletter della mai tanto lodata associazione dei Comuni Virtuosi (http://comunivirtuosi.org/index.php?option=com_k2&view=item&id=3052:un-mercato-che-vale-miliardi&Itemid=630) apprendo che il settore del cicloturismo in Italia potrebbe avere un potenziale di circa 3,2 miliari di euro. Mica bruscolini.
Nel numero di luglio/agosto della mai tanto lodata rivista Altreconomia (www.altreconomia.it), di cui sono stato anche collaboratore, e lo dico con orgoglio, leggo invece un articolo un po’ più approfondito sull’argomento. Tanti i dati riportati, alcuni veramente strabilianti, e in questo contesto vale la pena ricordarne alcuni, rimandando alla lettura del suddetto articolo.
L’ultima legge in Italia sulla ciclabilità risale al 1999 ( un decreto ministeriale di 15 anni fa, mi sembrano tanti, considerando i cambiamenti delle abitudini ed esigenze degli italiani), per fortuna in revisione. L’OMS, quindi non un gruppo di sfegatati “biciclettari”, stima che i posti di lavoro in Europa, se tutte le principali città di ogni paese raggiungessero un livello di spostamenti in bici pari a Coopenhagen (26%), sarebbero 76 mila. Aggiungiamoci quelli che potrebbero sorgere dal cicloturismo vero e proprio e il numero sarebbe ancora più consistente. Il Parlamento Europeo ha diffuso la notizia che il valore economico in Europa del cicloturismo nel 2012 è stato di 44 miliardi di Euro. Non poco, e potrebbe essere di più.
In Italia la percentuale degli spostamenti in bici è purtroppo del 3,1% (3,6% nel 2008, 2,3% nel 2012), ben lontano da altre medie europee. I segnali perché le cose prendano una piega diversa ci sono tutti: 1.542.758 biciclette vendute nel 2013 in Italia, piste ciclabili sempre più frequentate, alcuni progetti interessanti che potrebbero partire a breve.
Uno di questi Ven.To., pista ciclabile che unirebbe la città di Torino a quella di Venezia. Idea interessante di alcuni docenti del Politecnico di Milano.
Oltre a questo in Veneto ci sarebbe qualche altra possibilità? Lo dico da anni e non mi stancherò di dirlo. La pista ciclo-pedonale lungo il Piave. Cosa stiamo aspettando?
Quest’estate alcuni gruppi scout hanno fatto dei campi mobili lungo questo fiume (uno di questi l’ho aiutato anche io a pensare al tragitto), ci sono già alcuni tratti segnati, argini e strade bianche sarebbero l’ideale, strade secondarie si presterebbero perfettamente.
Mi sono fatto quest’idea. Non potrebbe essere la Regione a fare da collante per questo progetto? Mettere insieme intorno a un tavolo associazioni, gruppi ambientalisti, enti delle tre aree interessate (veneziano, trevigiano e bellunese), lanciare uno studio del percorso, valutare la fattibilità e poi segnare il percorso, cercando di migliorarlo con alcune infrastrutture, che sono necessarie, come sarà necessario un rapporto diretto con alcuni proprietari di fondi privati (che non vuol dire solo “espropri”).
La potenzialità è enorme. Da Jesolo a Sappada in bici o a piedi, incontrando la ciclabile che da Calalzo va a Cortina e Dobbiaco e da lì andare a Maribor in Slovenia e chissà in quante altre direzioni. Pensate, se tutti i progetti fossero realizzati, si potrebbe partire da Torino e arrivare in Slovenia, Austria e ancora più su quasi in totale sicurezza.
Alle prossime elezioni regionali chiederò ai candidati, a cui penso di dare la preferenza, di prendersi un impegno preciso in tal senso, nei limiti ovviamente del loro mandato e delle loro possibilità operative.

mercoledì 21 maggio 2014

Non è normale


Alcuni mesi fa, alla fine di una serata dedicata al gioco d'azzardo, mi sono lamentato con un ragazzo appena conosciuto del fatto che mi sarei aspettato più pubblico. La sua risposta è stata tanto semplice quanto disarmante: "ma cosa ti aspettavi? Ormai il gioco è così diffuso che ci sembra normale. Nessuno ci fa più caso.” I Valentina Dorme, nel loro disco “Capelli Rame”, cantavano “ci si abitua a tutto, anche alla normalità”. Io e penso molti di voi, che leggerete queste righe, non possiamo e non vogliamo abituarci a questa normalità.

Non è normale. Almeno io la penso così.
Non è normale che in Italia l’industria del gioco (lo so, chiamarla industria è un’offesa a chi fa davvero impresa) sia tra le più grandi del paese per fatturato dopo Eni e Fiat (100 miliardi di fatturato, 4% del PIL).
Non è normale che siamo il quarto mercato del mondo dopo Stati Uniti, Giappone e Macao (29 chilometri di superficie e poco più di mezzo milione di abitanti… una bisca a cielo aperto).
Non è normale avere 15 milioni di giocatori abituali, 3 milioni a rischio patologico, circa 800.000 giocatori già patologici.
Non è normale spendere tra 5 e 6 miliardi per curare i dipendenti dl gioco patologico.
Non è normale che Sisal e Lottomatica (concessionarie che insieme hanno quasi il 26% del mercato europeo) sponsorizzino il servizio “GiocaResponsabile” (www.giocaresponsabile.it - 800.921.121), gestito dalla FeDerSerd (Federazione Italiana Degli Operatori Dei Dipartimenti e Dei Servizi Delle Dipendenze). Mi sa tanto da “ti offro la droga, ma anche il modo di uscirne”.
Non è normale che un padre lanci la figlia dalla finestra perché questa non gli vuole dare i suoi risparmi per giocare e che questa povera ragazza resti paralizzata per il resto della sua vita.
Non è normale che un supermercato di una catena italiana molto diffusa lanci un concorso dove bisogna "grattare" una schedina per poter partecipare.
Non è normale che alcune agenzie di viaggio organizzino viaggi "turistici" con tappa nei casinò.
Non è normale che l'Italia sia il primo paese al mondo nel mercato del "gratta e vinci” a fronte dell'1% della popolazione mondiale.
Non è normale che il 23% del gioco online sia fatto in Italia.
Non è normale che in Commissione Affari Sociali sia ferma da mesi un proposta di legge sulla prevenzione e la cura del gioco d'azzardo patologico.
Non è normale che l'Italia, in termini pro-capite, abbia tre volte le VLT (Video Lottery Terminal) degli Stati Uniti.
Non è normale che la spesa media in Italia per il gioco sia di 1.200 euro e a Pavia, chiamata la Las Vegas italiana, di 3.000 euro.
Non è normale che il sindaco di Pavia, che si professa anti-slot, si presenti a un comizio elettorale con a fianco l'amministratore delegato dell'azienda leader nel settore di slot machine e vlt, che ha sede proprio a Pavia.
Non è normale che un collettivo di Pavia che combatte contro il gioco riceva minacce e intimidazioni.
Non è normale che Comuni che hanno veramente combattuto la diffusione delle slot abbiano perso ricorsi al tar.
Non è normale che un ragazzo di 24 anni si sia giocato tutto il suo stipendio da operaio con giochi online sul suo smartphone.
Non è normale che Gigi Buffon e Francesco Totti, ammirati da tanti giovani, siano testimonial di siti internet dove giocare a poker.
Non è normale acquistare uno smartphone e sentirsi dire dalla commessa se può interessare un gratta e vinci.
Non è normale andare dalla parrucchiera e alla fine dello scontrino trovare dei numeri da giocare al lotto.
Non è normale che l’applicazione per smartphone del più famoso social network pubblicizzi applicazioni per il gioco online.
Non è normale che mi si insinui il dubbio che da dieci anni a questa parte ci sia una strategia, neanche tanto occulta, per diffondere il gioco su tutte le fasce della popolazione.
Non è normale dialogare via mail con un medico che si occupa della patologia e sentirsi dire “Lasciate stare, non serve a niente fare incontri. L’unica soluzione sarebbe togliere tutta la pubblicità e tutte le possibilità di gioco”.
Non è normale chiamarlo “gioco”.

Questo non è tutto, potrei purtroppo continuare ancora per molte righe.

Di tutto quello che ho scritto ho documentazione cartacea, fotografica, digitale ed esperienza diretta.

Vi consiglio di leggere:

Carlotta Zavattiero – Lo Stato Bisca (ed. Ponte Alle Grazie. Fuori catalogo, ma lo trovate in varie biblioteche)

Collettivo Senza Slot - Vivere senza slot : storie sul gioco d'azzardo tra ossessione e resistenza (ed. Nuova
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sabato 16 marzo 2013

Due giorni da presidente di seggio

Con notevole ritardo pubblico in seguenza i post che avevo pubblicato su facebook dopo le elezioni politiche del 23 e 24 febbraio 2013. Impressioni a caldo. 1) mai come questa volta ho notato che veramente la popolazione italiana diventa sempre più vecchia. Alcuni anziani li ho visti veramente in difficoltà ai seggi. Una mi ha chiesto "come mai due schede?", un'altra (peciso che è ritornata in Italia da sei anni dopo un lungo periodo di emigrazione) mi ha chiesto "Cos'è il senato?" (informarsi prima?), altri avevano sinceramente lo sguardo perso, tanto perso. Proposta (tratta dal libro "RIforme a costo zero" di Tito Boeri): voto ai sedicenni. Con i pro e i contro. Premessa alla proposta: che educazione civica diventi veramente una materia importante nelle scuole, che si possa così formare una coscienza politica e civica nei ragazzi. E non mi dite che sono apatici. Hanno solo bisogno di riferimenti e di qualcuno che li segua e li coinvolga. 2) Il mio seggio è diventato "famoso" per aver beccato un signore di 79 anni che ha fotografato le schede. La mia vice-presidente e gli scrutatori l'hanno sentito, mi hanno chiamato perchè stavo parlando con un rappresentante di lista, io e un carabiniere l'abbiamo fermato all'uscita della scuola dove si vota. Poi l'hanno preso in consegna i carabinieri e scoperto che aveva veramente fatto le foto. Abbiamo scoperto che era già noto alle forze dell'ordine per bravate del genere. Essendo il primo caso del genere io ho rimesso a chi sopra di me la decisione sul suo voto, mettendo i voto tra i contestati non assegnati e allegando verbale dei carabinieri e un mio scritto. Sono stato sinceramente in difficoltà. 3) al mio seggio domenica sera aveva votato circa il 64% dei votanti, lunedì se ne sono aggiunti un altro 15% circa, anche meno forse (adesso non mi ricordo perfettamente). Conclusione: il lunedì non serve. Proposta: sabato mattina preparazione seggio. Sabato pomeriggio voto dalle 15 alle 21. Domenica voto dalle 8 alle 19, poi scrutinio a seguire. Tutto concentrato in sabato e domenica. E le scuole restano chiuse meno giorni (seguirà altro post su questo). 4) Come sapete lavoro all'ufficio scuola del Comune. Scuole sede di seggio chiuse da venerdì pomeriggio a martedì compreso. Mi sembra troppo. Con la proposta precedente il martedì non sarebbe più giorno di chiusura, ma sarebbe veramente meglio trovare altre sedi per votare o gestirle in maniera diversa, in maniera tale da non chiudere tutta una scuola per poter utilizzare due aule come sede di seggio. Mi rendo conto che la cosa è di difficile attuazione, ma ci si può pensare. Almeno credo. 5) Ragazzi, sono felice se volete fare gli scrutatori e guadagnarvi due palanche. E' anche una bella esperienza, si capiscono alcune dinamiche, ci si relaziona ai seggi, a me piace. Si crea un bel gruppo di lavoro. Per favore però sappiate cosa state facendo, un minimo di informazione. Io solo contento di aiutare a capire alcune cose (anche se non sono un maestro e non so tutto),ma mi cadono le braccia quando uno mi chiede "ma quando saranno i ballottaggi?". Ciò nonostante gran parte dei ragazzi ai seggi sono bravissimi, davvero. I miei lo sono stati di sicuro. 6) Io oggi ho mal di testa, che equivale a dire che sono stanco. Veramente stanco, almeno mentalmente. Ammiro quei presidenti che, dopo tre giorni, sembrano freschi come rose. Io non ce la faccio. Per me sono giorni impegnativi, soprattutto mentalmente, ma anche fisicamente. Sento la responsabilità del ruolo e ci tengo, come anche nel mio lavoro, ma in generale in tutto, a fare le cose meglio che posso. Questo per dire a quelli che commentano "tanto siete lì a non far niente di faticoso" e che ridacchiano quando dico che c'è un giorno di riposo compensativo, che non hanno capito bene come funziona. Questo non toglie che a me piace fare il presidente di seggio. 7) Mi piace fare il presidente di seggio, mi ci trovo bene in questo ruolo, mi piace il clima politico. Ho fatto gavetta come tanti. Scrutatore prima, segretario poi e infine presidente. Ma non lo farò ancora per tanto, anche in questo caso mi sembra giusto, in un futuro forse non tanto remoto, dare la possibilità a qualcun altro di sperimentarsi in questa situazione. La Corte di Appello, volta per volta, nomina sempre gli stessi, a meno che non ci siano stati problemi nei rispettivi seggi. Alla soglia dei quarant'anni potrei cedere il passo e arrivare al seggio dove voto chiedendo: "ma come si vota?". 8) Facciamo due conti. Come presidente ho percepito 187,00 euro, la mia segretaria e gli scrutatori 145 euro. Totale spesa del mio seggio 912,00 euro, al quale vanno sommate le spese degli operai comunali che l’hanno allestito, dei carabinieri che hanno vigilato e le spese di energia elettrica e riscaldamento. Considerato che abbiamo fatto in totale circa 27 ore ai seggi, io ho percepito circa 6,90 euro all’ora, mentre gli altri 5,40 euro.

sabato 5 gennaio 2013

Banca Etica e la crisi

Premessa: ho una percezione economica veramente primordiale. Non voglio che il mio denaro produca altro denaro, soprattutto se a scapito di altri. Non me ne frega niente. Non lo voglio perchè il denaro, creazione umana, secondo me non deve moltiplicarsi, in particolar modo in maniera speculativa, come spesso succede nella finanza tradizionale. Non dovrebbe essere come i pani e i pesci di evangelica memoria, quello è e quello dovrebbe rimanere. Qualche soldo in più potrebbe farmi comodo per riuscire ad accantonare qualcosa se mia figlia ne dovesse avere bisogno in futuro per studiare all’estero o per assicurarmi una vecchiaia dignitosa. Se dovesse servire, tirerò la cinghia ancora di più, in qualche maniera farò. Per fortuna i miei genitori mi hanno insegnato la cultura del risparmio. Risparmio come protezione sociale. Non mi serve altro denaro per comprarmi l’ultimo modello di smartphone o riempirmi la casa di elettrodomestici inutili o di qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. Ho (ri)scoperto la filosofia della decrescità felice e dell’autoproduzione e sento che bene si può adeguare ad una dimensione familiare come la mia. Con la nascita di mia figlia si sono rinsaldati valori e interessi come il commercio equo e solidale, la salvaguardia dell’ambiente, una vita sana e la finanza etica. Sono passati vari anni da quando partiva la Cooperativa verso la Banca Etica, alla quale ho partecipato da subito versando quello che potevo di capitale sociale. Volevo dare il mio contributo, anche se minimo. C’era entusiasmo nell’aria, nel mondo del volontariato e delle sue componenti sociali (cooperative, associazioni o quant’altro) si presagiva il cominciare di una nuova avventura, un po’ lo stesso spirito con cui mi pare si è vissuta la nascita di quel bellissimo percorso che è stata la “Rete di Lilliput” e che poi ha espresso diversi gruppi e movimenti. Per la prima volta in Italia una Banca metteva come caposaldo l’etica e non il profitto, abbandonando investimenti lucrosi come quello delle armi. Veramente una buona notizia in un paese come il nostro in cui il panorama bancario non era e non è certo dei più affidabili. Addirittura ha conquistato la politica, come ha dimostrato l’ultimo nostro, discutibile, governo di “tecnici”. Il percorso di Banca Etica è continuato, anche grazie al supporto di tanti volontari, è cresciuta, è diventata adulta e adesso si trova ad affrontare questo delicato periodo storico di crisi economica. Questa crisi è l’ennesimo risultato di un’economia distorta, alla quale la società civile risponde con forme propria di resistenza. Mi spiego e faccio una previsione. Magari tra qualche anno verificheremo se ci ho azzeccato oppure no. Secondo me Banca Etica uscirà rafforzata da questa situazione economica per il semplice motivo che alla crisi molti rispondono con progetti e idee a carattere sociale e non, che possono trovare in questa banca un supporto e un’interlocutrice affidabile e attenta. Piccole forme di impresa, come mio cognato che si è messo a coltivare due ettari di terreno a ortaggi facendosi aiutare dal fratello autistico, oppure un amico che si è inventato la libreria diffusa, in sostanza un servizio di rifornimento libri per biblioteche, fiere e associazioni. Ne potrei descrivere a decine. Tutte realtà che spesso partono da passioni personali e che poi, grazie all’intraprendenza personale, diventano impresa. Piccole imprese che sono all’opposto delle grandi imprese, ma che stanno creando un tessuto economico interessante dove Banca Etica ha da sempre investito, soprattutto se queste presentano risvolti “sociali” o comunque fondate su una certa idea di economia. Su queste realtà, spesso bisognose di credito minore, per le quali si può quasi parlare di micro-credito, Banca Etica può costruirsi un futuro ancora più solido. Il presente è già solidissimo, in quanto non si appoggia sulle speculazioni, che sono intrensicamente instabili, e, continuando in tal modo a supportare l'economia reale ed equo-solidale, sta costruendo un futuro migliore. Sostenetela.

martedì 27 novembre 2012

Pulizia Idraulica dell'alveo del fiume Piave a Spresiano

Premessa: è tutto legale. Il Genio Civile ha dato in concessione alla ditta Vab - Valorizzazione Biomasse S.r.l. di Treviso “gli interventi di pulizia idraulica dell’alveo del fiume Piave con rimozione di ceppaie e alberi divelti dalle acque, taglio colturale di alberature e pulizie dei boschi su terreni demaniali in golena del fiume Piave nei comuni di Nervesa della Battaglia, Spresiano, Maserada sul Piave, Cimadolmo, Breda di Piave e San Biagio di Callalta”. A seguito di questa concessione nessun’altra ne verrà concessa, nè a semplici cittadini nè ad altre ditte. Quindi se qualcuno va a raccogliere un albero o un ramo caduto nell’alveo del Piave commette un’infrazione ed è perseguibile per legge. Il Genio riconoscerà anche maggiori costi alla suddetta ditta, che potrà portarsi via la legna chiaramente, se la rimozione delle ceppaie dovesse risultare particolarmente rilevante e onerosa. Parlo delle grave del Piave a Spresiano, paese dove vivo e posso vedere con i miei occhi. Sono cominciati dei lavori di ripulitura e taglio alberi a ridosso dell’argine in una zona dove l’alveo del Piave è larghissimo. Da una parte all’altra a occhio e croce sarà almeno un chilometro. Qui, non sono un tecnico, ma il buon senso mi fa pensare che alberi e sottobosco aiutino il terreno a resistere alla forza delle acque del Piave, che stanno scavando sempre più e si stanno sempre più avvicinando all’argine. In alcuni punti le acque già scorrono piuttosto vicino all’argine. Solo sugli alberi attaccati all’argine posso avere qualche dubbio, perchè con le radici potrebbero andare ad intaccare le fondamenta dell’argine stesso. Mi viene anche in mente che questa vegetazione possa rallentare la velocità dell’acqua nei momenti di piena, come ho già sentito dire in una serata informativa del meritevole gruppo “Qui Piave Libera”. Chissà che qualcuno più informato di me sia in grado di confermare o smentire queste affermazioni. Non è finita. Dove la vegetazione è composta prevalentemente da rovi, questi sono stati in gran parte solo schiacciati al terreno, ma non asportati. Almeno finora. Mi riservo di smentire se, nella continuazione dei lavori, questo sarà fatto. Allo stato attuale sono stati tagliati alberi di fusto “interessante” e poco altro. Le ceppaie sono rimaste al loro posto e tutto il resto è rimasto a terra.
Di tutto quello che ho scritto ho documentazione fotografica e non. Forse presto riuscirò anche a fare un piccolo video. Ripeto, non sono un tecnico, ma secondo me a Spresiano questi lavori non servono a molto. Di sicuro non a migliorare la situazione in caso di piene. Purtroppo non ho soluzioni. Se si avvereranno le previsioni di alcuni climatologi, avremo piogge in periodi sempre più limitati e sempre più intense, per non dire tropicali.

sabato 17 novembre 2012

Stato di gravidanza

Prendo spunto dalla mia attuale situazione familiare per fare due considerazioni sull'attenzione riservata alle donne in stato di gravidanza, più informalmente “incinte”. Anche qui si riscontra un grosso debito culturale dell’Italia, ma mi vien da dire più che altro degli italiani, rispetto ad altri paesi. Due gli ambiti in cui vorrei fare qualche considerazione. Premessa 1: nei supermercati più grandi esiste sempre una cassa con in alto un bel cartello con il disegnino della donna incinta. Sono andato varie volte con mia moglie a fare la spesa e, dopo esserci messi in fila, non è mai successo che qualcuno ci abbia fatto passare dopo aver notato lo stato di gravidanza. Mai, nemmeno negli ultimi mesi in cui la pancia era molto evidente e nemmeno quando mia moglie era da sola in qualsiasi fila dove sia capitata. Proposta: che sia fatto obbligo che, dove esistono queste casse, gli addetti del supermercato facciano passare le donne incinte. Magari quet’obbligo esiste, ma non viene mai rispettato. Se non c’è attenzione da parte degli altri clienti, forse sarà il caso di stimolarla. Premessa 2: quasi da nessuna parte esistono parcheggi dedicati alle donne incinte o che hanno da poco partorito. Finora, nei Comuni da noi frequentati, solo a Noale li abbiamo visti (foto allegata). Proposta: l’obbligo per tutti i Comuni di istituire, a fianco dei parcheggi per disabili, un parcheggio “rosa”, sperando poi che questo venga usato in maniera consapevole da gestanti o neo-mamme. Fatemi sapere se siete d’accordo. Grazie.