martedì 26 luglio 2011

La Verna - Assisi 16-22 luglio 2011


E' stato faticoso, ma ne è valsa la pena. Questo il primo commento che mi viene a caldo dopo questo percorso che ci ha visti protagonisti per sette giorni. Io, Margherita e il fido Antonio. A noi si sono poi uniti Carlo dalla Sardegna e Marco dal Canton Ticino. Come quasi tutti coloro che lo fanno abbiamo seguito le indicazioni della guida "Di Qui Passò Francesco" di Angela Maria Serracchioli. E abbiamo qualche consiglio da dare.
Nei prossimi giorni scriverò di ogni tappa, e sarò più preciso. In questo post qualche segnalazione.
Prima di tutto la guida della Serracchioli (a cui riconosciamo grande merito nel aver saputo concretizzare questo percorso) non mette in risalto che ogni tappa ha un consistente dislivello. Con il mio altimetro ho misurato che il dislivello per ogni tappa oscillava dai 700 ai 1000 metri. E' da tener conto soprattutto se non si è ben allenati.
Vale la pena "costruirsi" le tappe, magari accorciando quelle proposte dalla guida a seconda delle proprie esigenze e potenzialità. Alcune anche a noi, abituati a camminare, sono sembrate piuttosto lunghe.
Il percorso è ottimamente segnato e spesso coincide con il Cammino di Assisi (www.camminodiassisi.it), con sentieri CAI e con la via Francigena di San Francesco.
Cammiando soprattutto su strade bianche e sentieri si ha la possibilità di scoprire un territorio, per fortuna, pochissimo coinvolto dalla cementificazione e ancora poco contaminato. Anche per questo lo consigliamo vivamente.
Nei prossimi giorni il resoconto della prima tappa dal Santuario di La Verna all'Eremo di Cerbaiolo.

giovedì 17 febbraio 2011

Silenzio


Approfittando di una breve malattia, che mi ha costretto per qualche giorno a casa da solo, e di uno stato di introspezione, che spesso si accompagna al malessere fisico, ho visto il film "Il Grande Silenzio" di Philip Groning, un documentario sul monastero certosino La Grande Chartreuse nei pressi di Grenoble. Un film che avevo già cominciato qualche anno fa, ma che avevo abbandonato dopo un'ora per mancanza di tempo. Troppo lungo (dura poco meno di tre ore) ed era notte fonda.
Un film che non saprei se consigliare a tutti. O meglio un film che non sempre può essere visto. Richiede dedizione, altrimenti ci si stufa.
Io l'ho visto da non credente, quale sono, ma rimango sempre estremamente affascinato da queste scelte radicali di vita. La fede è una forza tanto grande da far affrontare enormi sacrifici con il sorriso. Rinnego nel modo più assoluto la violenza giustificata in nome della fede o della cultura, convinzione che ho già comunque espresso precedentemente.

Grandi uomini del passato hanno rivendicato al silenzio un ruolo primario nella genesi di grandi pensieri. Gandhi invece rivendicava questo ruolo al digiuno e questo sarà l'argomento di un altro post nei prossimi giorni.

Nella musica una delle lezioni che non dimenticherò mai è quella di non abusare mai delle note, ma di considerare sempre e comunque i silenzi. Sono importanti quanto il suono per dare equilibrio e forma alla melodia.
Pur amando a dismisura la musica, mi ritengo un uomo del silenzio.

E la nostra società? Sempre più urlata, sempre più zeppa di parole e suoni. Ammiro sinceramente l'umiltà del silenzio. Il caos mi frastorna.

Detto questo non voglio sminuire quanto sia valvola di sfogo far festa, soprattutto con gli amici, e sommergersi di risa, grida e quant'altro. E ognuno si diverte come vuole.

Una volta un ragazzo pakistano mi ha detto: "non parlare solo per dar aria alle tonsille." Che lezione.

Ultma precisazione. Il silenzio in questa terra non esiste. Neanche in un bosco isolato. Sempre e comunque sentiremo qualcosa coprire il vuoto. Ma è la natura. Non si possono chiamare rumori.

Certe persone, ma lo noto soprattutto nelle donne, hanno la straordinaria dote di muoversi con leggiadria. Sono silenzione, sembrano essere cincondate da cuscinetti d'aria, le trovo affascinanti.

p.s: lo ammetto. Anche ieri sera non ho finito il film. Era mezzanotte e mezza e ho dovuto spegnere. Ma oggi lo finisco di sicuro.

martedì 1 febbraio 2011

Animale a chi?


E' ora di smetterla di giustificare la violenza contro le donne in nome della religione e della cultura. Non sono io a dirlo, ma Ayaan Hirsi Ali, scrittrice e politica somala, ma naturalizzata olandese, nel libro "Non Sottomessa". Sono d'accordo con lei. Completamente d'accordo. E ho indirizzato questo suo pensiero agli animali. E' ora di finirla di fare violenza agli animali in nome di una pratica come la vivisezione, verso i cui risultati nutro forti dubbi, di dio e della cultura. Nessun dio che si manifesti in questa terra credo possa giustificare in suo nome lo sgozzamento o l'uccisione di animali. Ho da poco visto un filmato girato in Nepal di una festa dove vengono sacrificati, molto spesso decapitati, centinaia di bovini e ovini in onore di non ricordo quale divinità. Per me quella divinità, se è divinità benigna e di vita, non può accettare questo massacro. Civiltà per me è anche rispetto per la vita di tutti gli esseri viventi.
Sono vegetariano. Non ho mai voluto fare proseliti. La mia è una scelta personale di non violenza, tanto profonda da non riuscire neanche a spiegarla quando mi viene chiesto il perchè. Non condanno chi mangia carne o pesce, ma chiedo rispetto per gli animali anche nella morte. Nella morte e nella vita. Parlo di etica di allevamento, niente di così estremo.
Continuo a chiedermi in nome di chi o che cosa l'uomo possa far soffrire gli animali a suo piacimento. Potremmo discutere a lungo sugli enormi benefici che gli animali da compagnia esercitano sui loro "padroni" (quanto pesa questo termine), così come ci potremmo chiedere se è eticamente accettabile tutto quanto viene speso nel mondo per mantenere gli animali da compagnia quando c'è così tanta gente che soffre la fame.
Quando leggo notizie come quelle indicate nel link allegato mi chiedo dove sia finito il buon senso. Trovare cento famiglie disposte ad accudire questi cani era così difficile? Oppure contattare delle associazioni animaliste che se ne prendessero cura? Con un solo annuncio su internet li avrebbero sistemati.

In foto Morgana, la setter inglese che abbiamo prelevato dal Rifugio del Cane di Merlengo di Ponzano Veneto nove anni fa. Ma voi avreste il coraggio di ucciderla a pugnalate?

www.repubblica.it/ambiente/2011/02/01/news/cani_uccisi-11922847/index.html?ref=search

sabato 22 gennaio 2011

Senza televisione si può vivere


Dopo la lunga parentesi "Piave", che per fortuna non è ancora finita, e dopo un lungo riposo, mi sono ripromesso di scrivere nel blog con una certa regolarità. Un nuovo post ogni dieci giorni circa. Temi su cui scrivere ce ne sono tanti.
Quello di oggi è la televisione. Da circa quattro anni vivo senza televisione. E' tempo di fare qualche bilancio. Le uniche possibilità che ho di vederla è quando sono invitato da qualcuno e in casa c'è una tv accesa.
Metto subito in chiaro una cosa. Non ne sento la mancanza e penso che la televisione potesse diventare un grande strumento di diffusione di cultura e informazione e invece, eccetto qualche raro caso, sia diventata un grosso calderone di superficialità e banalità. Trovo che i momenti di relax offerti appiattiscano invece che stimolare. E una domanda sorge spontanea. Una televisione diversa sarebbe lo stesso così tanto presente nelle nostre vite? Credo di sì, anche esempi recenti dimostrano che la gente non si tira indietro di fronte all'approfondimento, al divertimento intelligente, all'emozione. Emozionarsi è difficile e richiede partecipazione, abbassarsi al fascino perverso del gossip e del torpore non può bastare nella vita.
Il mai dimenticato Mario Rigoni Stern durante un'intervista a Che Tempo Che Fa ha risposto alla domanda su come coloro che vivono in città possano sentirsi vicini alla natura pur essendo lontani dalle montagne con una lucidità che ho sempre ammirato: "che spengano la televisione e che vadano più spesso a camminare".
Sulla televisione mi riprometto di scrivere un piccolo saggio, perchè avrei molto altro da dire. Questo è un anticipo.
Un augurio a tutti. Spegnete la tv e dedicate più tempo a voi. Decidete come, possibilità ce ne sono.
Prossimo post dedicato al camminare o al sentimento dell'invidia.
Aiutatemi a diffondere questo blog, se vi sembra degno. Bene accetti anche consigli su come migliorarlo.

venerdì 26 novembre 2010

Il libro


Ho incontrato varie persone che mi hanno chiesto del libro sulla camminata lungo la Piave. Mi sono allora rimboccato le maniche, ho cominciato a scrivere e ho focalizzato come vorrei fosse strutturato. La mia idea è di scrivere un piccolo saggio/premessa sulle motivazioni di questo viaggio usando la tecnica del flusso di coscienza, una specie di monologo interiore sul "perchè", poi passare al resoconto dei nove giorni + uno di ritorno e infine allegare anche i post del blog per chi non ha avuto occasione di leggerli. Dovrebbe venir fuori un bel lavoro. Un'altra cosa... ci ho pensato molto e, a meno di cambiamenti improvvisi, penso mi auto-finanzierò il libro, sperando poi di recuperare le spese presentandolo in più luoghi possibili e magari vendendone qualche copia via internet. Tanti hanno mostrato interesse per la nostra iniziativa e questo mi fa ben sperare. Margherita si metterà al lavoro sulla copertina e, quando i testi saranno conclusi, anche sull'impaginazione.
Per inizio primavera spero che il libro sia pronto, in maniera da poterlo presentare il più possibile prima dell'estate.
Artigianalmente farò anche dei cd-rom con una selezione delle foto più belle fatte lungo la strada da dare a tutti coloro che acquisteranno il libro.

lunedì 1 novembre 2010

Incontro a Cornuda (TV)


Giovedì 4 novembre presso la biblioteca comunale di Cornuda alle ore
20,45 faremo un incontro insieme con lo scrittore Alessandro
Marzo Magno, autore di "Piave - Cronache di un fiume sacro". Ormai è il terzo appuntamento che facciamo con Alessandro, persona piacevole e molto ben preparata sul Piave. Nel mio frullatore cerebrale sto cominciando a partorire qualche nuova idea per il prossimo anno. Continuare con i fiumi? Attraversare una regione? Estero in bicicletta? Intanto raccolgo, poi vaglierò con chi di dovere.

domenica 22 agosto 2010

Don Francesco


Riporto di seguito il comunicato stampa che abbiamo mandato agli organi di informazione riguardo alla morte violenta in Puglia di Don Francesco Cassol, parroco di Ospitale di Cadore. Leggendo le nostre parole, scritte di corsa dopo aver saputo la notizia, capirete perchè ci teniamo a comunicare il nostro pensiero.

"Ciao, siamo Edoardo Frassetto, Furio Nave e Antonio Stevanato, i tre ragazzi che dal 30 maggio al 7 giugno scorsi hanno percorso a piedi tutto il corso del fiume Piave.
Scriviamo riguardo alla tragica scomparsa di Francesco Cassol, parroco di Ospitale di Cadore. Volevamo esprimere il nostro sgomento alla notizia della sua uccisione in circostanze ancora da chiarire. Non abbiamo conosciuto di persona don Francesco, ma ci ha aiutati in un momento di difficoltà. In breve: nel tragitto da Belluno a Calalzo di Cadore avevamo una notte scoperta, cioè non avevamo nessun punto di appoggio. Siamo arrivati ad Ospitale di Cadore, cogliendo di sorpresa l’amministrazione comunale, che non è riuscita a trovarci una sistemazione per la notte. Avevamo fortunatamente il numero della parrocchia di Longarone, dove don Francesco risiedeva, e lui, appena lo abbiamo chiamato, ha avvisato una sua parrocchiana di Ospitale, affinchè di aprisse le porte della canonica. Una premura che ci ha veramente colpito. Per di più la mattina dopo ci ha chiamato lui stesso per sapere come era andata la nottata.
Per quel che possiamo dire la gentilezza gratuita di don Francesco ha rappresentato al meglio quello che cercavamo nel nostro cammino, cioè quella bontà e ospitalità che la gente veneta, e in questo caso bellunese, ha insita nel proprio io.
Speriamo che le indagini permettano di risalire al più presto al colpevole di questo atto criminoso e scellerato. Don Francesco, nella sua bontà, avrà sicuramente già perdonato.

Porgiamo le nostre condoglianze ai suoi familiari e alla parocchia di Ospitale di Cadore.

Di seguito la mail che Don Francesco ci ha inviato dopo aver ricevuto una nostra lettera di ringraziamento.

“Cari Edoardo, Furio e Antonio,
sono don Francesco Cassol, uno dei due parroci di Ospitale di Cadore.
1) Grazie del grazie che avete inviato;
2) la vostra lettera sarà affissa nella becheca della parrocchia perché tutti possano vederla;
3) ne ho mandato copia anche a Fausto Giacomazzi, vicesindaco e direttore del Consiglio pastorale parrocchiale perché valuti l'opportunità di invitarvi a raccontare la vostra esperienza.

Ciao - don Francesco Cassol”

Che riposi in pace.
Edoardo, Antonio e Furio"